E' uscito un interessante articolo sul sito di INGV.
Posto le parti più rilevanti.
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Terremoto in Italia centrale: le reti GPS misurano lo spostamento della faglia
"(...) Gli spostamenti sono stati calcolati come differenza tra le posizioni giornaliere delle stazioni nei giorni precedenti e successivi al terremoto. In questo modo sono stati ottenuti gli spostamenti massimi registrati nelle singole stazioni, compresa quella posta ad Amatrice che è la più vicina all’epicentro della scossa del 24 agosto, con un errore massimo di pochi millimetri (vedi figura sotto e il sito della Rete Integrata Nazionale GPS per maggiori dettagli sulle reti GPS presenti e i dati di spostamento cosismico alle singole stazioni).
Le analisi preliminari basate sulle sole stazioni GPS attive al momento del terremoto mostrano che questo è stato generato da una faglia lunga oltre 18 km e inclinata di circa 50 gradi, che corre con direzione nord-nordovest – sud-sudest e che si immerge verso ovest al di sotto dell’Appennino. Il movimento di questa faglia ha causato un’estensione della catena appenninica di circa 3-4 centimetri tra il Tirreno e l’Adriatico.
(nrd: a livello superficiale, aggiungo io, poiché in profondità i movimenti hanno sfiorato il metro)
I dati GPS acquisiti durante il terremoto del 24 agosto, come in occasione degli ultimi più forti terremoti italiani (Umbria-Marche nel 1997, Molise nel 2002 e L’Aquila nel 2009), permetteranno di comprendere sempre meglio l’evoluzione spazio-temporale delle deformazioni del suolo misurabili in superficie, in fase cosismica e inter-sismica, in vicinanza di faglie capaci di generare forti terremoti.L’analisi congiunta dei dati GPS con dati spaziali InSAR (vedi l’articolo del 30 agosto “La sequenza sismica in Italia centrale: un primo quadro interpretativo dell’INGV”), permetterà nei prossimi giorni di fornire un quadro originale e dettagliato delle deformazioni del suolo e delle caratteristiche della faglia, contribuendo a disegnare con sempre maggiore dettaglio il livello di pericolosità sismica dell’Appennino."
Dunque tramite i rilievi dei movimenti e delle deformazioni del suolo ottenute con le rilevazioni GPS, forse si potrebbe meglio capire quando l'attrito, scivolamento o altro movimento di due faglie contigue è sul punto di produrre una rottura traumatica e dunque un sisma violento.
Rimane sempre il problema di stabilire esattamente dove e quando, poiché magari l'evento si manifesta con notevole ritardo rispetto alla previsione e mica si possono fermare tutte le attività.
E poi, chissà se prima della botta di 6.0 qualcosa o qualcuno avesse rilevato deformazioni del suolo? A me è parso di capire che non si fossero manifestati segnali di alcun genere...
Alla fine, l'unico rimedio rimane la prevenzione.
Comunque il tutto è molto interessante, ecco il link dell'intero articolo:
http://comunicazione.ingv.it/index....TO-DELLA-FAGLIA