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burjan
Gio 26 Dic, 2019 19:31

Re: Banca dati sul cambiamento climatico
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Incoraggiante intervista al n. 1 di SNAM - da La Stampa


Pensa al futuro Marco Alverà, 44 anni, amministratore delegato di Snam, una tra le principali società europee attive nel trasporto, stoccaggio e rigassificazione del metano. Il gas è considerato a livello internazionale la fonte della transizione energetica, ma Alverà guarda avanti e scommette anche su idrogeno e gas green, consapevole della rivoluzione verde in atto in Europa e anche dei target sfidanti da raggiungere in termini di emissioni di CO2 entro il 2030 (prima tappa) e il 2050. Il focus per Alverà è la sostenibilità. E se ricorda che Snam non si occupa di acciaio, invece ribadisce l’impegno a Taranto con un programma da 40 milioni nei nuovi business di Snam per la decarbonizzazione.

«Sul clima la narrativa e la letteratura sono costellate da cattive notizie. Con la CO2 che continua ad aumentare è difficile raccontare cose positive - spiega in un incontro al Corriere della Sera -. Quindi prevale la voce della paura, ma la paura genera paralisi mentre la speranza genera azione. Noi vogliamo essere una voce di speranza». Alverà ha scritto il libro Generation H in occasione di un evento sull’idrogeno organizzato a Roma da Snam nell’ottobre scorso. «Con i progressi tecnologici, nei prossimi dieci anni l’idrogeno potrà costare meno del petrolio, come raccontiamo nel libro. Oggi, tra l’altro, il metano è più competitivo del petrolio, arrivando a costare meno della metà anche laddove viene importato come in Europa, Cina e India, e quindi prenderà quote di mercato. Il metano è da sempre considerato raro e prezioso. Nel 2006 c’erano solo 25 anni residui di riserve e il prezzo era salito alle stelle. Questo ha portato gli Stati Uniti a inventarsi lo shale gas (gas dalle argille, ndr ) e grandi oil companies a fare scoperte di successo in aree prima inesplorate: in dieci anni siamo passati a oltre 200 anni di riserve residue e il prezzo negli Stati Uniti si è ridotto di circa dieci volte. Nei trasporti, benzina e diesel possono essere sostituiti dal gas senza troppi interventi. Gradualmente molti bus, camion, treni, navi e forse aeroplani potranno trasformarsi a metano, che oltre a essere più economico emette meno CO2 e sostanzialmente non genera inquinanti».

L’Italia com’è posizionata sull’idrogeno?
«L’Italia sull’idrogeno può esprimere molte delle sue forze perché ha grandi prospettive di sviluppo nelle rinnovabili, accesso diretto al Nord Africa e capillari infrastrutture di trasporto e stoccaggio di energia. Con il sole si può creare idrogeno fatto da rinnovabili e i prezzi stanno scendendo velocemente. Nel 2010 costava 710 dollari per megawattora, oggi siamo a 125 dollari e si potrà arrivare a 25 dollari per megawattora. Quindi per le regioni che importano idrocarburi come Europa e Asia l’idrogeno da rinnovabili può dare un enorme contributo alla decarbonizzazione ed essere al tempo stesso competitivo».

Quanto può crescere la domanda di idrogeno nel nostro Paese?
«Secondo uno studio che abbiamo realizzato con il supporto di McKinsey, l’idrogeno potrebbe arrivare a coprire quasi un quarto della domanda nazionale di energia entro il 2050 in uno scenario di decarbonizzazione al 95%, necessario per rientrare nel target di contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi».

Cosa frena lo sviluppo dell’idrogeno?
«In passato l’idrogeno era troppo caro e limitato sostanzialmente alle auto. La crescita dell’idrogeno potrà verificarsi facendo leva sul progressivo calo del costo delle rinnovabili e industrializzando la produzione degli elettrolizzatori, che ricavano idrogeno dall’energia elettrica scomponendo l’acqua. Il maggior potenziale di utilizzo di idrogeno riguarda il settore dei trasporti pesanti, quello residenziale soprattutto per il riscaldamento, e alcune applicazioni industriali, come la raffinazione e la produzione di ammoniaca o la produzione di acciaio. Infine l’idrogeno potrà raggiungere le automobili, che a nostro avviso sono un punto di arrivo e non di partenza. Snam è stata la prima in Europa a immettere nel tubo una miscela di idrogeno al 5% e metano a Contursi Terme, nel Salernitano. Il 16 dicembre abbiamo raddoppiato al 10% il mix di idrogeno».


