Tiriamo su il post. Ogni topic previsionale che si apre, si sposta sull'analisi dell'anomalia, quindi tanto vale parlarne qui.
Vorrei una risposta circostanziata: cosa alimenta il maledetto
HP europeo?

Forse la domanda è mal posta... forse avresti voluto chiedere, che cosa favorisce la persistenza dell'anticiclone sull'Europa?

Ciò che lo alimenta già lo sai, perché è quello che alimenta tutti gli anticicloni dinamici: una convergenza in quota (dov'è il massimo in quota) prodotta dall'incontro tra cella di Hadley e cella di Ferrel (meccanismo che come motore ha la convergenza intertropicale), con il conseguente flusso discendente che comprimendosi "alimenta" l'anticiclone. Il massimo relativo di un campo di pressioni dinamiche è comunque in quota (chiaramente relativo alla pressione della quota), lo individui con i
GPT. (va detto che la cella di Ferrel è più un concetto teorico che reale, essendo frutto di una schematizzazione per riuscire a semplificare certe dinamiche)
Quando i
GPT calano o le isoipse si distanziano molto, è indice che il flusso discendente sta diminuendo di potenza e che, probabilmente, diminuendo l'afflusso verticale d'aria e quindi la compressione, l'
HP potrà indebolirsi andando incontro a facile erosione o/e spanciandosi verso il basso.
L'incontro di aria subtropicale con aria delle medie latitudini (con caratteristiche termiche e in tasso di umidità notevolmente differenti), provoca potenti flussi orizzontali in alta quota, proprio al di sotto del "coperchio" costituito dalla tropopausa, la dove si produce il massimo gradiente barico orizzontale. Questi moti non sono nient'altro che le correnti a getto.
Anche in corrispondenza dell'incontro tra cella di Ferrel e Cella Polare, dove le depressioni fredde prodotte dalla zona di convergenza al suolo e di divergenza in quota, fronteggiano gli anticicloni dinamici (e non solo) ... si producono le correnti a getto polari in area di divergenza in quota.
Ebbene si, le correnti a getto sono in grado alimentare e di trascinare alte e basse pressioni in base alle loro direzioni e potenze di scorrimento. Ma, come ho accennato in precedenza, anche le stesse correnti a getto possono essere influenzate (anzi lo sono) da forzanti orografiche e termo-bariche sottostanti, ma sono proprio loro e la loro risposta a certe forzature a determinare situazioni di stallo quale quella attuale.
Sul nostro emisfero esistono delle zone di forzatura al getto subtropicale e polare, orografiche (quindi fisse) e "termiche" o, sarebbe più corretto scrivere "termodinamiche" (quindi variabili), particolarmente influenti per l'Atlantico e per il nostro continente.
Le montagne rocciose americane sono una di queste forzanti fisse, mentre tra le zone dinamiche di influenza ci sono oceani, dove l'irraggiamento maggiore o minore verso l'alto, operato dalle grandi superfici marine più o meno calde, può indurre la formazione di lacune bariche, colonne d'aria omogenee, coerenti ed elevate, oppure, al contrario, zone con forti gradienti verticali... il Pacifico orientale è una di queste (vedi ENSO).
La Nina sta producendo una deviazione permanente della corrente a getto subtropicale che, costretta a risalire diagonalmente, va ad interferire anche con quella polare, inducendone, addirittura quasi una fusione stazionaria.
Il risultato è uno spostamento anomalo della cella di hadley e del campo di alte pressioni subtropicali, che fanno capo ad essa, verso nord sul settore europeo, con conseguente sbilanciamento dell'intero
VP (cellula o cella polare) in direzione emisferica diametralmente opposta, assottigliando enormemente, in sede europea, l'ipotetica cella di Ferrel, fino ad annullarla del tutto (anche se negli ultimi giorni l'accelerazione del getto ha prodotto una frammentazione del getto stesso con onde di Rossby molto pronunciate in Atlantico, primo segnale forse di cambiamento).
In sintesi: l'
HP è alimentato come sempre da aria "calda" e secca subtropicale in alta quota, circa 8-12000 mt a seconda della stagione e latitudine, ai confini con la tropopausa (è un
HP subtropicale-dinamico, come lo è anche quello azzorriano, anche se attenuato dalla presenza dell'oceano atlantico, o quello africano... tra l'altro lo è anche quello scandinavo, se dinamico. L'aria viene trasportata orizzontalmente in quota tramite potenti getti. Le correnti a getto, poi, vanno a cedere aria alle
HP dinamiche e a sottrarne alle
LP dinamiche in quantità variabili, aumentandone o diminuendone (alimentandone o sottraendone) la potenza.
La presenza di anomalie forzanti, in "collaborazione" con quelle "fisse", possono causare la risalita della zona di alte pressioni subtropicale, come anche la sua ritirata o la dissolvenza. Il processo è guidato, sia per le
LP fredde (anche quelle atlantiche sono
LP fredde) che per le
HP, dalle correnti a getto. Nel caso di
HP, in conseguenza di un'accelerazione del getto e conseguente rarefazione d'aria/divergenza, ne determinano la riduzione, mentre in conseguenza di un rallentamento del getto, con conseguente convergenza e, quindi compressione d'aria, ne causano l'espansione, in una direzione piuttosto che nell'altra, sia in quota che al suolo.
NB(per smuovere la situazione servono altri fattori di influenza, cioè forzanti al flusso dinamico in quota, ed è per questo che un Canadian Warming o un
HP termico euroasiatico potrebbero essere utili. E' pur vero che la stessa Nina sta cambiando, come è anche vero che anche il
VP sta crescendo ed approfondendosi, quindi le grandezze/forze in gioco non sono stazionarie e nuovi equilibri/squilibri si potranno presto presentare.)
A proposito di JS, qui in Italia colpevolmente poco analizzate perché poco conosciute, esiste ancora un'antica diffidenza, essendo state prima ignorate (proprio perché non se ne conosceva l'esistenza), poi considerate erroneamente conseguenze delle figure bariche piuttosto che forzanti ed influenti sulle stesse. In realtà i dati scientifici frutto di ricerche ed osservazioni, hanno dimostrato (da 50-60 anni almeno) che le correnti a getto sono strettamente connesse con la formazione e dissolvimento dei campi di alta pressione e dei vortici depressionari, così come con la formazione e la dinamica di perturbazioni, impulsi instabili e minimi, anticipandone e influenzandone l'innesco, l'alimentazione, i movimenti e lo sviluppo, proprio per via della loro velocità nettamente superiore alle figure al suolo, e della loro capacità di deprimere o comprimere, in base alle variazioni di deflusso orizzontale, ma anche verticale, l'intera colonna d'aria fino al suolo.
In Italia basta guardare un vecchio manuale di meteorologia (ma anche molti nuovi) per capire come poco approfondito sia questo argomento che è alla base delle dinamiche atmosferiche (forse perché i primi meteorologi non avevano strumenti per osservarne e conoscerne le dinamiche) lasciando un vuoto incommensurabile a domande quali : ma perché nasce un vortice depressionario o un'alta pressione? Cosa induce questi fenomeni, e cosa li alimenta? La risposta il più delle volte si limita a mappe climatiche con schizzi delle celle di circolazione planetaria, per poi saltare direttamente alle analisi al suolo o giù di lì.
Ma basta aprire un manuale americano per capire che l'approccio corretto alla comprensione della meteorologia è ben diverso e basato su principi scientifici di causa-effetto che ben poco devono lasciare all'immaginazione.
Marvel