Re: La Grande Truffa Ed Il Golpe Economico...
E' no, non ci sto.
Va bene, è vero, lo sappiamo tutti: i nostri politici fanno pena e probabilmente hanno sempre badato al loro tornaconto, da almeno 30 anni a questa parte, spendendo e spandendo, dando posti di lavoro in cambio di voti (riempendoci di dipendenti pubblici), gettando denaro pubblico a pioggia su regioni perennemente in deficit, sperperando risorse in opere inutili e spesso e volentieri incomplete, facendo favori a personaggi loschi in cambio di voti e denaro...
ma che la Germania ci debba far passare per QUELLI che HANNO SEMPRE GOZZOVIGLIATO non ci sto proprio.
Soprattutto perché l'Euro ha fatto e fa comodo e ricca proprio la Germania.
Noi ci troviamo in queste condizioni per vari motivi:
la crisi internazionale, le speculazioni finanziarie, il debito pubblico, ma che la Germania non venga a fare la santarellina!
L'Euro è servito alla Germania a crescere. La Germania già era forte di suo, con il Marco ed un'economia florida, ma la moneta unica le ha consentito crescere, di produrre ed esportare (spesso e volentieri anche da noi) senza temere un impennata della propria moneta. Insomma, grazie a questo meccanismo si sono gonfiati a dismisura, competendo con tutti i paesi, compresi quelli della zona Euro, senza rivali. Così facendo hanno distrutto e/o cannibalizzato l'industria europea, e non solo.
Grazie a questo periodo favorevole hanno potuto rimettere a posto i conti (erano messi maluccio dopo la riunificazione), fare riforme e quant'altro.
*Noi, viceversa, già entrati nell'Euro con debito pubblico pauroso ed accettando un cambio ridicolo, dopo un breve periodo di esaltazione, abbiamo visto crescere la competitività diretta dei nostri vicini, che ad armi impari (non avendo differenze di moneta, ma avendo grandi differenze economiche ed industriali) hanno gradualmente avuto la meglio, riducendo la nostra economia e contribuendo a ridurre la nostra capacità di far fronte al nostro debito.
Ora che "dovrebbero" ridare, ai paesi più deboli, qualcosa (più di qualcosa) per aiutarli a rimettersi in piedi, ecco che si rifiutano, e chiedono ulteriori sacrifici!
La questione è tutt'altro che scontata. C'è chi dice: loro hanno ragione, sono stati più bravi di noi, hanno speso meglio.
Ma stiamo scherzando?
Se la Germania non avesse avuto il mercato unico e la moneta unica europea, non sarebbe cresciuta così tanto, le esportazioni avrebbero risentito della potente moneta e le loro entrate fiscali sarebbero state minori.
Noi siamo stati schiacciati da un "partner" troppo potente già in partenza, con vincoli e regole che non permettevano un riequilibrio.
Un po' come quando in un nido ci sono pulcini che nascono prima o più grandi, si prendono quasi tutto il cibo... finché i fratelli più deboli vengono spinti fuori dal nido.
L'EURO è nato male (la Gran Bretagna se ne era accorta), con un predominio franco-tedesco, promettendo fasti a tutti ma senza prevedere sistemi di riequilibrio (come accade all'interno dei singoli stati, in cui le regioni più forti aiutano, tramite redistribuzione ed incentivi, le regioni più deboli, stimolandole a crescere.)
Ora ci vogliono far credere che la soluzione possa essere quella del Fondo Salva Stati, tramite il MES (Meccanismo di Stabilità Europea). Un fondo che per salvare noi e gli altri stati in difficoltà, ci fa indebitare ancora di più, richiedendoci da subito anticipo e rate impossibili da pagare! (tra l'altro stiamo già pagando i 100 miliardi erogati alle banche spagnole). Il MES, inoltre, prevede implicazioni e condizioni molto pericolose per la democrazia, con un direttorio centrale europeo (di tecnici non eletti) che praticamente commissarierebbe lo stato italiano, dettando scelte e politiche incontrovertibilmente.
La Germania vuole e deve far sopravvivere l'Euro, ne ha bisogno, non può farne a meno. Ma per farlo
non è disposta a sacrifici (ripeto, nonostante l'Euro abbia fatto la sua fortuna anche a discapito degli altri paesi).
Anzi, impone l'austerità agli altri paesi e spera che possa bastare e funzionare, accada quel che accada alle popolazioni coinvolte da questi piani, perché tanto, in tal modo, l'economia tedesca sarà in grado di prendere il meglio, e a buon mercato, di tutto ciò che di buono e produttivo sarà sopravvissuto in Europa.
Chiamiamola pure conquista o invasione economica, ma è quello che sta accadendo anno dopo anno. Le migliori aziende italiane, ed anche umbre, sono state acquisite una dopo l'altra dai tedeschi.
La Germania ci impone austerità? E noi iniziamo risparmiare non acquistando più prodotti tedeschi o riconducibili alla Germania! Chi di noi non ha in famiglia un'auto tedesca? Elettrodomestici, tecnologie e 1000 altre diavolerie?
ANTIGERMANISMO, ANTIEUROPEISMO?
A queste condizioni si, CERTO!
O si unifica l'Europa (veramente ed equamente), prevedendo un meccanismo di redistribuzione per riequilibrare crescita e profitti, o MEGLIO USCIRNE!
PS(ora sono tutti (o quasi) anti-europeisti, si sono accorti dell'onda crescente di malcontento e, forse, qualcuno ha anche capito che è il caso di darsi una svegliata. La cosa che mi dispiace, invece, è assistere alla verifica della completa sottomissione di molte forze moderate, sia di centrodx che di centrosx, che in tal modo confermano la propria dipendenza dai poteri economici e finanziari italiani ed europei.)
La Grecia vota "giusto", ma non cambia niente. Perchè?
di Giuseppe Turani perGiuseppe Turani
Si è temuto fino all’ultimo minuto che a vincere, in Grecia, fossero i nemici dell’euro, quelli che volevano uscire dalla moneta unica e spaccare tutto. Ma poi hanno vinto gli altri e le Borse hanno festeggiato, lunedì mattina, per circa 40 minuti, forse cinquanta.
Dopo di che, tutto è tornato come prima. Come mai? La spiegazione, purtroppo, è molto semplice. Anche se hanno vinto quelli favorevoli all’euro (e quindi una crisi immediata della moneta unica è stata evitata) le elezioni non hanno risolto alcuna questione. La Grecia è sempre lì, con i suoi immensi e drammatici problemi, e
l’Europa, per darle un po’ di soldi, richiede sacrifici francamente un po’ eccessivi.
Il nuovo governo, favorevole all’euro e all’Europa, ha detto che vuole aprire una trattativa. Ma
dalla Germania è già arrivato un no secco: non c’è niente da trattare. Se i greci vogliono i soldi, devono accettare l’austerità europea. Nei prossimi giorni e settimane, quindi, ci sarà un duro braccio di ferro, fra le autorità internazionali e il nuovo governo greco. Poiché la distanza è parecchia non sarà facile trovare un punto di incontro.
E quindi la crisi andrà avanti. L’euro continuerà a ballare e, soprattutto, la danza degli spread non cesserà.
I mercati continuano a pensare che in realtà non esista una soluzione europea e che quindi
nel giro di qualche mese Grecia, Spagna e Italia dovranno alzare bandiera bianca. E si comincia a fare strada il sospetto che i mercati, in fondo, abbiano ragione. Forse l’Europa non è in grado di risolvere i suoi problemi. Ministri e capi di governo continuano a parlare il loro linguaggio obliquo, ma chiunque sa che è impossibile coniugare austerità con politica di sviluppo. Sono due termini in contraddizione. Si può fare finta che non sia così.
Ma la verità viene a galla. Se faccio una politica restrittiva, tante tasse e poco credito, non posso pensare che questa possa essere anche una politica espansiva.
Al momento, quindi, non si vedono vie d’uscita.
Rimane questa recessione un po’ indotta, provocata cioè dalle nostre stesse politiche economiche. L’anno prossimo, magari, andrà un po’ meglio, ma solo perché la congiuntura internazionale sarà girata molto in positivo. Rimane abbastanza sicuro, comunque, che qui in Europa la miglior congiuntura mondiale avrà effetti molto modesti e marginali. In un certo senso, l’Europa (o meglio: la parte mediterranea dell’Europa) è inseguita dal suo passato: ha speso troppo negli anni precedenti e adesso deve fare penitenza. L’unico modo per avviare un processo di relativo sviluppo sarebbe quello di fare investimenti attraverso nuovi debiti, ma i tedeschi non vogliono e non si sa nemmeno se i mercati (che sono quelli che hanno i soldi) sarebbero disposti a farci credito.
Siamo prigionieri dei nostri errori. * 