Re: Perchè In Caso Di Nevicata Fino Al Suolo Lo Spessore Nevoso Cresce Con L'altitudine ?
Può sembrare una domanda banale, ma in certi casi non lo è.
Durante anni ed anni di osservazione, per esempio, ho notato che in presenza di una precipitazione piovosa estesa e che non sia frutto di instabilità locale, monitorando le stazioni di una certa zona da fondovalle fino alle quote più alte, le rilevazioni pluviometriche più o meno corrispondono sempre, cioè se a valle si misurano 20 mm di pioggia anche in quota si misura più o meno la stessa quantità.
Come mai allora se si tratta di neve, generalmente a valle si misurano 10-20 cm mentre in quota si arriva anche a 40 ?
Un motivo è sicuramente quello della temperatura più bassa con l'aumentare della quota che ostacolerebbe il processo di fusione della neve caduta (più freddo è il suolo e più alto è il coefficiente di attecchimento e mantenimento).
Tuttavia in questi ultimi giorni è capitato che in presenza di una nevicata esetesa ed omogenea (almeno sulle zone interessate) pur nevcando a fondovalle con una temperatura di -3°C e su un suolo completamente gelato, in quota l'accumulo è risultato progressivamente superiore fino ad un 20% in più.
Quindi c'è qualche altro motivo, magari legato alla pressione più bassa in funzione dell'altitudine che favorisce una maggior espansione e volume dei cristalli di ghiaccio.
Oppure anche al fatto che la neve, in quanto più leggera e svolazzante, non scende in modo prevalentemente verticale come la pioggia ma si sparpaglia ampliando così il suo raggio di caduta, seguendo uno schema a tronco cono dalla nuvola fino al suolo (più si è vicini alla nuvola e più la precipitazione è concentrata).
Sono solo mie banali supposizioni o c'è qualcosa di concreto ?

Scarto la seconda opzione per evidente difetto teorico (quella della caduta), scarto anche laprima ipotesi perché una volta che il cristllo si forma in quota ed inizia a precipitare solo la temperatura e l'umidità possono alterarne il volume addensando i cristalli, o meno.
Resta solo da considerare, quindi 2 parametri: temperatura ed umidità.
Il primo potrebbe essere influente nel caso in cui la neve (come molto probabilmente è accaduto nell'ultimo episodio) deve attraversare strati d'aria termicamente vicini allo zero, se non addirittura a T superiore, il che produce un cambiamento fisico sulla struttura stessa dell'elemento solido, aumentandone la densità/diminuendone il volume. Ancor di più se lo strato si trova a quote medie, in montagna non si risente del fenomeno, sotto si.
Idem per l'umidità, con l'aggravante, oltre ai vari strati più o meno umidi incontrati dalla precipitazione in caduta, di un aumento di umidità sicuro con le quote via via più basse.
Ma il fattore di influenza principale, per me, resta sempre e comunque quello della rugosità del suolo, ossia della natura orografica sottostante le nubi ed in particolare in presenza di rilievi.
Tutti i rilievi interagiscono con i flussi d'aria, sia che si tratti di colline, sia che si tratti di montagne, l'effetto di spostamento verticale delle masse d'aria, e le conseguenze sul processo di condensazione, cristallizzazione e coalescenza in precipitazioni, nelle e sulle nubi è presente al 90% delle situazioni.
E' sperimentabile di persona, anche in presenza di nevicate da cuscino, in presenza di rilievi, asperità del terreno, o colline, la precipitazione tende ad aumentare di intensità. Il fatto è dovuto essenzialmente al moto dei venti prossimi al suolo, seppur deboli, che producono comunque una gobba (spesso un rotore) in presenza di rilievi, con correnti che tendono a risalire verticalmente gli stessi. Tale protuberanza dello strato d'aria fredda pellicolare, verso l'alto, provoca una maggiore interazione con le correnti sovrastanti, anche per km al di sopra del rilievo. Le conseguenze sono, per forza di cose, espresse con una precipitazione maggiore.
La differenza rispetto al caso da te sopra citato, quello di fenomeni senza instabilità (scarso gradiente termico verticale, m sempre comunque presente) sta anche nel fatto che in caso di cuscino freddo, si ha un elemento di influenza ancor più forte che in altri fenomeni non instabili non è presente: non solo si ha una certa omotermia, con uno strato di aria fredda molto densa, ma anche, in caso di rilievi, la possibilità che questo strato, nel suo spostamento spinga dal basso verso l'alto andando ad interagire con strati anche meno freddi alle quote superiori. C'è, quindi, un'ulteriore interazione capace di produrre delle "maggiorazioni" precipitative.
